venerdì 17 febbraio 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #16




Squadra femminile di baseball nel 1945.

Fonte: http://baseballhall.org




#16 Ragazze Vincenti



Le donne durante le Grandi Guerre  si sono rivelate ottime sostitute del genere maschile nelle mansioni più disparate. La mancanza di manodopera impiegata al fronte fece sì che le donne venissero “arruolate” al posto degli operai, netturbini, tranvieri e anche nello sport. Il film di questa settimana ci parla proprio di questo, della storia di una squadra femminile di baseball con Geena Davis e Madonna, ispirato ad una storia vera quando durante la Seconda Guerra Mondiale non c’erano più uomini per giocare il campionato di baseball così se ne svolse solo uno tutto al femminile.

Trama: Siamo in Oregon nel 1943 e tutte le manifestazioni sportive sono sospese perché gli uomini sono impegnati al fronte ma proprio per questo nasce e si afferma la Lega femminile delle sportive americane in cui rientra a pieno titolo anche quella di baseball delle “Pesche”.

Due sorelle, Dotti e Kit, sono i  nuovi fenomeni sportivi e tuttavia dovranno combattere con un allenatore, ex campione ed alcolizzato, molto scettico sulle capacità delle donne in ambito sportivo. A questa diffidenza si unisce poi la iniziale insoddisfazione del pubblico sorretta dai tanti pregiudizi ma la bravura e l’impegno delle ragazze farà presto cambiare loro idea.  Sullo sfondo degli allenamenti e delle partite si svolgono le vite delle ragazze e soprattutto delle due sorelle rivali in campo e nella vita ma che a distanza di tanti anni si ritroveranno unite nei ricordi di una stagione sportiva e di vita straordinaria ma ormai lontana.

Scelto perché: Proprio questa settimana la Società Italiana delle Storiche ha presentato due volumi sul ruolo delle donne nella Grande Guerra e questo film ci restituisce un esempio proprio di quello che accadde nella società in cui le donne dovettero sostituirsi agli uomini nei vari settori tra cui appunto anche in quello sportivo anche se alla fine dell’emergenza molte vollero o furono costrette a tornare alla sola vita privata e coloro che invece, ormai emancipate, vollero rimanere coinvolte nella società che avevano contribuito a pieno titolo a salvare trovarono nuove sfide davanti a loro.



Titolo: Ragazze vincenti
Titolo originale: A League of Their Own
Nazionalità: USA
Anno: 1992
Durata: 128 min.
Regia: Penny Marshall
Cast: Geena Davis, Madonna, Tom Hanks




martedì 14 febbraio 2017

Le donne nella Grande Guerra


Operaia britannica a lavoro in una fabbrica
 durante la Grande Guerra.
fonte: Wikipedia


La scorsa settimana si è svolta alla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma la presentazione di due volumi che riguardano la presenza delle donne nella Guerra: “La Grande Guerra delle italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni” a cura di Stefania Bartoloni* e il numero monografico di ‘Genesis’  XV/1, 2016, la rivista della Società Italiana delle Storiche, SIS, curata da Roberto Bianchi* e Monica Pacini*: “Donne ‘comuni’ nell’Europa della Grande Guerra”. 

All’incontro sono intervenute le storiche Marina d’Amelia**, Alessandra Staderini** ed Emilio Franzina**, coordinati da Rosanna De Longis**.

Entrambi i libri ci ridanno la differente natura dell’impegno bellico femminile rispetto a quello internazionale, soprattutto inglese; una differenza che rispecchia la diversa organizzazione sociale di base che l’Italia aveva in cui le donne erano nettamente subordinate rispetto invece a quella degli altri paesi europei come l’Inghilterra. A queste differenze si devono le diverse conseguenze sulla condizione femminile nel dopoguerra che se fu propulsivo per le società già più inclusive, fu nullo o quasi in quella italiana in cui nel caso delle donne ‘comuni’: “In Italia a differenza che in altri paesi, le donne  comuni non sono in condizioni di fare di più che estendere alla sfera pubblica mansioni di cura[1]. E proprio l’aspetto di assistenza nel cause- study italiano è quello che più emerge nei saggi.

Spesso la maggior parte delle italiane, il ceto umile contadino e urbano, non si schiera a favore della Guerra con quelle èlite interventiste che invece rappresentano nel nostro paese l’associazionismo femminile, da Teresa Labriola, nazionalista, Beatrice Sacchi, maziniana, Margherita Sarfatti, socialista…, che arriveranno a propagandare, almeno in un primo momento, l’intervento armato suscitando il disprezzo delle suffragette inglesi, come chiaramente si ritrova in “La Grande Guerra delle italiane” in cui le attiviste inglesi usano parole mortificanti verso le femministe italiane, lasciate sole alla manifestazione davanti al Milite Ignoto a cui erano state invitate. Insomma una “sorellanza” difficile e controversa le cui difficoltà si evidenzieranno anche oltre il periodo bellico come sottolineato da D’Amelia nel suo intervento[2].

Margherita Sarfatti
fonte: Wikipedia
La Guerra quindi, si chiede Staderini, è stata un’opportunità di emancipazione per le donne? Come visto l’esperienza femminile nella Guerra si concretizza, in questi volumi, in un atto per lo più di cura ed assistenza che perderà d’importanza nel dopoguerra ma, secondo la storica, è proprio in questo momento che cambia comunque la società mentre a livello storiografico il salto di qualità è stato fatto con l’interessamento degli storici a queste tematiche. Come ricordano gli stessi curatori dell’opera  a questa domanda che per lungo tempo è stata affrontata in Italia e anche all’estero, si è risposto con la consapevolezza che è “caduta ogni illusione di giungere a una conclusione univoca”, l’unica realtà nel rapporto guerra-emancipazione è la ricchezza di nuovi punti di vista che l’elemento di genere introduce nella ricerca storica (visione sociale, culturale,…), (classi di età, classe sociale,…)[3]. Questo viene altrettanto sottolineato anche nell’introduzione de “La Grande Guerra delle italiane” dalla curatrice Stefania Bartoloni “Negli ultimi anni il rapporto tra le donne e il conflitto mondiale sembra divenuto più articolato. La prospettiva offerta dalla storia delle donne e di genere ha accresciuto la storia della Grande Guerra”.[4] In effetti il volume da lei curato affronta in modo comparativo da una parte la posizione delle pacifiste, soprattutto straniere, dall’altra delle interventiste italiane che in nome di un’unità nazionale, di un sentire comune spinsero per la resistenza belligerante con la speranza anche di una ricompensa sociale che tardò ad arrivare ed infine l’ultima parte del volume che affronta proprio gli effetti postumi della partecipazione femminile alla guerra nella società post-bellica.

Secondo Franzina ci sono ancora poche testimonianze di donne dopo la guerra un po’ per ragioni editoriali, sostanzialmente per la mancanza di un pubblico interessato, ma soprattutto perché per la maggior parte delle donne dell’epoca l’istruzione e quindi la capacità di trasporre in diari la propria esperienza era una abilità ancora per poche. Rimane così in ombra quindi proprio quella storia comune del femminile che andrebbe recuperata ma che per la mancanza di fonti è di difficile investigazione. In questa chiave di straordinarietà si inserisce il saggio in francese di Christine Daringe sul rapporto epistolare intercorso in una famiglia di contadini francesi durante la guerra tra moglie e marito, divenuto un prigioniero. Un’esperienza fattuale ritenuta, da tutti gli storici intervenuti, di difficile riproduzione nella storiografia italiana per le serie difficoltà di reperimento di fonti simili; difficoltà dovuta alle condizioni in cui da una parte erano i detenuti di guerra italiani e dall’altra quelle in cui versavano le famiglie contadine che non favorivano di certo scambi epistolari in una situazione complessiva già molto difficile.

Sita Meyer Campiero,
una delle fondatrici delle infermiere volontarie
 della CRI.
Fonte: Bibliografia
Possiamo concludere con l’auspicio e l’invito che i curatori delle due opere, Roberto Bianchi e Monica Pacini per “Donne ‘comuni’ nell’Europa della Grande Guerra”e Stefania Bartoloni per “La Grande Guerra delle italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni”, fanno a conclusione delle rispettive introduzioni. Un’esortazione non solo a studiare ad un livello verticale le relazioni sociali tra i vertici e il popolo (le élite e masse femminili) ma anche ad approfondire le relazioni interne ai gruppi (sociali, generazionali, …), così quelle tra i gruppi femminili/ femministi e la politica, l’esercito, le istituzioni dell’epoca per recuperare la più ampia prospettiva dei fatti nella Guerra e nelle sue conseguenze.  





[1] A. Molinari, “Donne sospese tra pace e guerra”, in “Donne comuni dell’Europa della Grande Guerra”, Roma, Ed. Viella, 2016, pag. 64.
[2] Si veda nello specifico il saggio di Ingrid Sharp “Una difficile ‘sorellanza’ L’internazionalismo come sfida e impegno (1914-1924), contenuto in “La Grande Guerra delle Italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni”, a cura di Stefania Bartoloni, Roma,  Ed. Viella Libreria Editrice, 2016.
[3] R. Bianchi “Donne ‘comuni’ nell’Europa della Grande Guerra. Saggio Introduttivo”, in “Donne ‘comuni’, Op. Cit., pag. 12.
[4] S. Bartoloni, “Introduzione” in “La Grande Guerra delle Italiane”, Op. Cit.


Testi:

- "Donne 'comuni' nell'Europa della Grande Guerra", a cura di Roberto Bianchi e Monica Pacini, Roma, Viella, 2016.
- "La Grande Guerra delle Italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni", a cura di Stefania Bartoloni, Roma, Viella, 2016.

*I Curatori:

Stefania Bartoloni insegna Storia Contemporanea all'Università di Roma Tre.
Roberto Bianchi insegna Storia Contemporanea all'Università di Firenze.
Monica Pacini insegna Storia Contemporanea all'Università di Firenze.


**I Presentatori:

Marina D'Amelia ha insegnato Storia Moderna all'Università Sapienza di Roma.
Alessandra Staderini ha insegnato Storia Contemporanea all'Università di Firenze
Emilio Franzina insegna Storia Contemporanea all'Università di Verona

Rosanna De Logis ha diretto la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma


mercoledì 8 febbraio 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #15


Meryl Streep è Margaret Thatcher in The Iron Lady
credits: screenshot by Opportunità di GenereOG
in base all'art.70  Legge sulla protezione del diritto d'autore 633/41
 e successive modifiche.

#15 The Iron Lady 

Per questa settimana OG vi consiglia un film da premio Oscar anzi due infatti con questa interpretazione Meryl Streep ha ricevuto l’Oscar e il Golden Globe come miglior attrice protagonista nel 2012, soffiandolo a Glenn Close per Albert Nobbs.  La sceneggiatura è della collaudata Abi Morgan e la direzione è affidata alla regista Phyllida Lloyd.

Trama: Il film ripercorre la vita soprattutto politica di Margaret Roberts, la sua vita di figlia del droghiere del paese, derisa anche dalle altre ragazze per il suo impegno scolastico e politico, le sue difficoltà per farsi prendere sul serio dal partito conservatore nonostante la laurea ad Oxford, l’amore per il marito conosciuto proprio nell’ambito conservatore che da subito la sosterrà e condividerà il suo impegno, fino al suo successo e anche però alle estreme situazioni vissute da Prima Ministra. Tutto nei ricordi di una Thatcher ormai anziana  e dilaniata dalla confusione mnemonica che la porta a confondere presente e passato, un passato importante fatto di scelte politiche che hanno interessato il Regno Unito e l’intera comunità internazionale e che scatenarono dure reazioni come quelle dei terroristi irlandesi che prima uccisero il suo portavoce per l’Irlanda del Nord e poi nel 1983 fecero saltare in aria l’albergo dove era sistemata in attesa di una conferenza o il suo integerrimo piglio durante una intervista con un quotidiano russo che le valse il soprannome, dispregiativo, di Lady di ferro subito però rivisto in patria con onore soprattutto dopo la guerra per le isole Falkland; tutti avvenimenti ripercorsi nel film tramite la memoria mal concia della Iron Lady.



Scelto perché: La vita di Margaret Thatcher è un esempio moderno delle capacità politiche femminili che sono state sempre negate alle donne ma che nonostante tutto sono invece emerse prepotentemente nella storia da Caterina de’ Medici a Elisabetta I a Maria Teresa d’Austria. Donne note con il piglio del comando che si sono dovute imporre, che hanno fatto sacrifici anche personali pur di realizzare se stesse e contribuire a cambiare il loro paese, la loro società, la Storia. Emblematiche le parole di Thatcher stessa: “Ho dovuto combattere sempre, ogni santo giorno della mia vita e sono stata sottovalutata da molti uomini in passato” . E se è vero che non favorì l’ascesa alla politica di altre donne e non guardò di buon occhio al movimento femminista, tocca a noi trarre, come per ogni grande personaggio, i giusti insegnamenti e se prima di lei non c’era mai stata una donna a capo di un governo britannico dopo di lei proprio ora in un momento cruciale c’è un’altra donna, Theresa May erede di quell’ esempio che altrimenti forse ora non sarebbe stato possibile ripetere.

Titolo: The Iron Lady
Nazionalità: UK, FR
Anno: 2011
Durata: 105 min.
Sceneggiatura: Abi Morgan
Regia: Phyllida Lloyd
Cast: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman