mercoledì 7 maggio 2014

La donna che fu solo una donna, volle essere qualcuno ma morì perché Uomo di Stato.

Almanacco del 7 Maggio:

rivoluzione francese
Olympe de Gouges consegna i suoi Appunti patriottici al Re e alla Regina



Dire chi era Olympe De Gouges non è affatto facile, si potrebbe iniziare a dire che era Marie, innanzitutto, nata il 7 Maggio 1748 a Montauban. Nata da Anne- Olympe Mouisset e dal noto e facoltoso scrittore Le Franc de Pompignan ma crebbe col marito della madre, il macellaio Pierre Gouze.
Ma Marie nasce ancora nel 1766 quando ad un anno dal matrimonio con un cuoco e dalla nascita di suo figlio Pierre, a poco meno di vent’anni, prende il nome di Olympe de Gouges e nonostante Marie abbia ricevuto un’istruzione sommaria, Olympe di contro scrive opere teatrali, frequenta i salotti e i maggiori intellettuali della sua epoca, grazie al supporto economico del suo nuovo marito more uxorio, dopo la morte del suo precedente coniuge, l’imprenditore Jacques Biétrix de Rozières che la porta a Parigi, nel cuore degli eventi culturali e poi rivoluzionari.

Olympe, così come Marie, sa che nel suo sangue scorre patrimonio di scrittore e trova la sua espressione nella composizione di opere, dapprima culturali ma poi con l’avvento rivoluzionario con opere politiche volte non solo  più ad educare il popolo sulla condizione femminile, scrive ad esempio nel 1786 la pièceLe Mariage inattendu de Chérubin” in cui denuncia la barbarie dei matrimoni combinati, ma ora volte a spronare l’iniziativa popolare.

Nasce una nuova Olympe, ancora.

Nel 1788 scrive la sua prima opera politica indirizzata direttamente ai francesi in cui propone la creazione di una cassa patriottica per ridurre il debito pubblico, come lo chiameremmo oggi. E non si fermerà più; cambierà spesso residenza per seguire da vicino gli avvenimenti più salienti e stare sempre lì dove c’è fermento politico.

Olympe ormai ha abbandonato l’occitano, ha dimostrato a Marie di saper parlare francese, ha dimostrato a tutti di essere una valente compositrice di opere teatrali che vengono rappresentate e dalla Commedie francese e da quella Italiana, una chimera per un autore qualsiasi figuriamoci per un’autrice. Ma Olympe è, e sarà, soprattutto capace di dimostrarsi una valente erede di un padre che non l’ha mai riconosciuta legalmente ma solo nei fatti e tanto però le bastò per sapere chi fosse, quanto valesse e per pretendere da tutti gli altri pari diritti, per tutte le donne.

Stimolò, cercò, sperò, aspettò che la Rivoluzione portasse i suoi frutti di uguaglianza, un’uguaglianza reale, vera per tutti, che riconoscesse le differenze tra i sessi, le rispettasse e tutelasse, in quanto tra l’altro la Rivoluzione aveva visto anche le donne in prima linea lottare per la libertà e l’uguaglianza; la Rivoluzione era anche merito e lavoro loro; la Rivoluzione doveva qualcosa anche alle donne.
Ma come una figlia ingrata, la Rivoluzione proprio per quelle donne che si erano più esposte fu una gogna, quando andò bene, o il più terribile dei tribunali: inquisì, intimò  abiure e lì dove trovò resistenza ed orgoglio dispensò solo morte.

Olympe attese con speranza la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ma non trovò corrispondenza con i suoi ideali ed aspettative, secoli prima di noi si accorse che la declinazione solo al maschile non includeva ma escludeva e sanciva; Olympie quindi decise che lei avrebbe rispettato, fatto rispettare il patto con le cittadine che la Rivoluzione aveva invece tradito.
Nei Diritti della donna e della cittadina si appella alla Regina e dà sfogo alla sua veemenza poiché essa stessa ammetterà di se’ “La natura ha messo nella mia personalità, la fierezza e l’audacia di un uomo coraggioso[1], infatti al I articolo postula che “La Donna nasce libera e mantiene parità di diritti con l’uomo[2] e da questa base muove, riprendendo articolo per articolo, i suoi diciassette articoli sui diritti e doveri delle cittadine francesi.In “Svegliati, donna!” annuncia: “...riconosci i tuoi diritti! L’uomo schiavo ha moltiplicato le forze ed ha avuto bisogno di ricorrere anche alle tue per spezzare le proprie catene. Diventato libero, si è mostrato ingiusto verso le sue compagne. O donne, donne![3].
Ma siamo solo nel 1791 e ancora molte cose devono accadere, ancora la Rivoluzione deve dare il suo “meglio” che uomini, sempre altri uomini, sceglieranno per lei, ancora le donne partecipano alle discussioni, ai fermenti di cambiamento che ancora ci sono, partecipano agli scontri, anche fisici, che ancora ci sono, perché la Rivoluzione è ancora creatura appena nata, va guidata, custodita, ancora può diventare tutto ciò per cui era nata, può dare il meglio di se’ e rispondere a tutte le più alte aspettative che quella Uguaglianza, Fraternità e Libertà racchiudono.


la scrittrice dei diritti della donna e della cittadina
Ritratto di Olympe de Gouges, Alexandre Kucharsky, XVII secolo.
Ma basteranno pochi anni e tutto questo sarà annullato, spazzato via da un clima di paura e sospetti, preludio di un Terrore, quel terrore che mano a mano avrà scacciato via le donne dall’esercito, dai clubs, dalle associazioni e di lì a poco anche Olympe, la donna che aveva “voluto essere qualcuno”[4], Marie, “solo una donna”,  aprirà sul mondo intero i suoi occhi fieri per richiuderli per sempre, perché per Olympe “Nessuno dev’essere perseguito per le sue opinioni, per quanto radicali; come la donna ha diritto di salire al patibolo, così deve avere anche quello di salire alla Tribuna[5], per la Rivoluzione e i suoi figli e tiranni, invece tutti, quelli sì uomini e donne vengono perseguiti e condannati, a morte; l’unica avvertenza che la Rivoluzione sceglierà di seguire ed attuare: Olympe, Marie Gouze, de Gouges verrà ghigliottinata il 3 Novembre 1793 a Parigi, dopo mesi di prigionia e un processo sommario, la sua colpa: “ha voluto essere Uomo di Stato[6].



[1] De Gouges Olympe, “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, postfazione di Gaulier Emanuèle, Ed. il Melangolo, 2007, pag. 53.
[2] Ivi, pag. 19.
[3] Ivi, pag. 25.
[4] Coaì scriverà al figlio nei suoi ultimi giorni di vita in prigionia in attesa del processo.
[5] Ivi, pag. 21.
[6] Questo quanto scritto nel rapporto sulla morte di Olympe de Gouges del 14 Brumario, anno II della Repubblica.

Bibliografia:

De GOUGES Olympe, “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, postfazione di Gaulier Emanuèle, Ed. il Melangolo, 2007.


Opere su Olympe:

DE  GOUGES Olympe, “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, postfazione di Gaulier Emanuèle, Ed. il Melangolo, 2007.


CUTRUFELLI Maria Rosa, "La donna che visse per un sogno", ed. Frassinelli, 2008.

De GOUGES Olympe, "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina", a cura di Udi Romana “La Goccia”, ed. Caravan,  2013.


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