mercoledì 23 marzo 2016

Caterina...La Magnifique!










Caterina La Magnifica” è il saggio che la giornalista umoristica, Lia Celi, e lo storico archeologo, Andrea Santangelo, hanno dedicato alla erede di Lorenzo de’ Medici, Regina di Francia dal 1574 al 1589.
Questo libro è senz’altro una biografia che dona una lettura, della vita di una delle maggiori personalità della Storia, inusuale ed inedita. Ci fa conoscere infatti l’evoluzione della vita di Caterina grazie a retroscena che tradiscono una ricerca e conoscenza storica che lascia affascinati.


Dall’approccio innovativo, il filo conduttore è infatti una fila di dieci macarons, il motivo ve lo lasciamo scoprire nel libro, alla “rivisitazione” prospettica della Storia, non è il classico libro storico-biografico insomma, non è un mero insieme didascalico di fatti e date per quanto ben congeniate ma il padroneggia mento del sapere storico aiuta a proporre il fluire della storia, della vita come un romanzo pieno di figure maggiori, minori, comparsate che risulta di facile e gradevole lettura anche per chi non ama la Storia o le biografie è per questo consigliabile forse come libro di testo per i ragazzi.
Nelle note poi sono riportate altrettante preziose pillole di
conoscenza ma se teniamo conto che il tutto ha anche uno stile linguistico che palesemente, anche per riferimenti televisivi, musicali…, si rivolge ad un pubblico molto giovane, si apprezza lo sforzo degli autori di avvicinare un target diverso dagli appassionati di Storia a questa figura femminile tra le poche, purtroppo, che è passata ai posteri per essere ricordata e ancora oggi studiata sui libri di scuola e a cui la giustizia storica ancora non ha reso piena verità e a cui questo libro cerca nella sua ricostruzione puntuale e precisa, ma mai noiosa, di rendere un servizio per ricordarci, e in alcuni casi farci sapere, che Caterina de’ Medici, Regina di Francia, non fu solo protagonista della strage della Notte di San Bartolomeo.


Caterina infatti dopo aver passato un’infanzia turbolenta diventando orfana di entrambi i genitori in pochi giorni e sopravvivendo a malattie e ad una rivolta a cui sfugge venendo chiusa in convento, forse il suo periodo più sereno e bello, amata e coccolata dalle suore, arriva in Francia, dopo essere stata pedina designata dei piani politici dei Papi, suoi zii, arriva sposa di Enrico III quindi Regina e nella sua vedovanza “Capo di Stato” e che Stato, quel territorio che in quel periodo sta proprio muovendo i suoi primi passi per diventare nazione con i suoi confini, le sue regole, i suoi caratteri culturali quelli che diventeranno distintivi della Nation, quella nazione che diventerà per tutto il vecchio continente, e non solo, sinonimo di raffinato snobbismo, quella nazione che a Caterina Maria Romola de’Medici dovrà la sua eterna nomea di paese del bon-ton. Così assaggiando macaron su macaron scopriamo che è grazie a Caterina se i francesi iniziano a mangiare usando le poste, usanza fino ad allora “italiana”,  se scoprono nuovi indumenti molto “intimi”, se cominciano ad usare ingredienti come la farina, il burro e il latte per dar vita  a quella crema che ancora oggi porta il nome del cuoco francese de Bechamél ma che altro non è se non la versione semplificata della salsa-colla toscana. Insomma la figura, la vita di Caterina de’ Medici è il fulcro da cui si dipanano vari scenari e spunti storici tramite i quali scopriamo particolari macroscopici, spesso tralasciati da un punto di vista culturale, politico, culinario ma anche della Storia delle donne






Questo libro accende una nuova luce sulla figura di Caterina e aiuta a far conoscere anche altre presenze femminili tutt’altro che secondarie seppur poco note, come le zie Clarice Strozzi e Lucrezia Salviati, Diana di Poitiers e i piacevoli rimandi alle donne forti della Storia come Giovanna la Pazza aiutano a rendere il quadro storico dell’epoca un buon tentativo di dare un contributo insolito ma mai scontato o superficiale, nonostante si possa essere traviati dal lessico a volte troppo giovanile, di una realtà rinascimentale ben più complessa di quella che finora ci era stata fatta pervenire e studiare, un buon esempio di parità di genere storica che macaron dopo macaron lascia proprio un buon sapore.




"Caterina La Magnifica" Vita straordinaria di una geniale innovatricedi Lia Celi e Andrea Santangelo, 
UTET edizioni, pagg. 233.


















martedì 8 marzo 2016

Suffragette il Film





Suffragette” è davvero un bel film che vale la pena consigliare di vedere innanzitutto per la bravura delle attrici ma anche per tutti gli aspetti della produzione dalla scenografia, abile a ricostruire l’ambientazione di una Londra inizio XX secolo e il suo cielo ingrigito dai fumi e nuvole di smog create dalle fabbriche,  e le sue strade che sanno di miseria, di una nuova classe sociale sfruttata, e alle condizioni delle fabbriche in cui c’è una netta separazione tra uomini e donne, alle mansioni e condizioni del lavoro femminile, sfruttato, sottopagato e abusato; dagli abiti riprodotti con saggezza nelle stoffe, colori e mode, dai cappotti, cappelli delle signore dell’alta aristocrazia che pure parteciparono alla lotta, alle camicette lise e consunte delle operaie che passavano ore interminabili al lavoro; ai simboli come i reali colori delle fasce  e degli stendardi delle suffragette ma anche della ricerca storica che vi è dietro per la quale ascoltando Meryl Streep si ascoltano i reali discorsi della Punkhurst così come il fine riferimento alla Sacerdotessa.

Ma questo è un film che va visto al di là se si ami la Storia o i film d’epoca o la rivendicazione del ruolo femminile, questo film merita di essere visto per l’alto messaggio che certo è nell’azione delle suffragette, tema centrale e focus del film, l’emancipazione delle donne nella società che passa nel riconoscimento della piena capacità politica alle donne tale da renderle cittadine ma soprattutto per quel messaggio che non risalta. La protagonista è una lavandaia di nome Maud Watts che si avvicina quasi per caso e involontariamente al movimento suffragista e grazie a lei viviamo questi avvenimenti, conoscendo poi altre protagoniste dell’Unione. Ma Maud all’apparenza vive una vita normale, serena, per quello che una donna della sua epoca può avere e desiderare, per quello che la sua epoca le offre: ha un marito, che neanche la picchia, una casa, modesta, un bambino con il quale gioca e scherza quando non è al lavoro, all’apparenza quindi la sua vita è, per le condizioni sociali del suo tempo, nella norma. Ma quando Maud arriverà in contatto con la realtà emancipazionista non potrà fare a meno di rendersi conto che seppure la sua condizione non è drammatica, le cose in generale non vanno bene per le donne e c’è bisogno di lottare, tutte insieme anche per chi non può, per chi sta peggio e soprattutto per chi verrà dopo. 
Questo è il più grande messaggio che le donne devono riscoprire.

giovedì 3 marzo 2016







Camicette bianche” è il libro di Ester Rizzo sulla tragedia dell’incendio che interessò nel 1911 la fabbrica ‘Triangle Waist Company’, una fabbrica tessile al decimo piano di un edificio che si trovava, e si trova, a Manhattan . In questo incendio morirono 146 operaie che quel pomeriggio, era un sabato alle 16.00, si trovavano al turno di lavoro e tra di loro 38 italiane.

Questa fabbrica produceva camicette…bianche molto alla page all’epoca ed emblema di riscatto femminile perché indossate anche da quelle donne che si emancipavano e andavano a lavorare ma pur sempre in condizioni precarie sia da un punto di vista di sicurezza sia di condizioni di produzione, con tavoli da lavoro studiati in modo da non far parlare tra loro le operaie e incrementare la produzione che prevedeva una consegna giornaliera di 1000 pezzi e alla sola luce di lampade a gas.
In questa atmosfera dei primi del ‘900 Ester Rizzo riesce a rievocare la storia e la vita di queste operaie italiane, donne di cui la memoria aveva perso l’identità, la storia, la voce, seguendone le tracce, in una ricerca storica durata anni, al di qua e al di là dell’Oceano ridando loro un volto, un’identità, un’origine…una voce che giunge ora anche ai nostri giorni.

L’esperienza, la vita vissuta di queste giovani donne, alcune erano si e no adolescenti, costrette  a viaggiare accompagnate, chi dalla madre chi da un improvvisato sposo, su navi riadattate, stracolme di passeggeri che sognavano un futuro migliore per loro, la loro famiglia, le loro radici, la loro esperienza quindi che viene alla luce ora grazie a questo libro in realtà ci dice che il passato è ancora attuale, il passato è ancora purtroppo presente  fatto di viaggi della speranza, di folle di immigrati su barche di fortuna, di migliaia di morti e di altrettanti lavoratori sfruttati. Il libro ci dona una chiara prospettiva di come all’ora l’immigrato, italiano, veniva visto e gestito  fin dall’arrivo e poi sul lavoro, spesso umile e poco retribuito; realtà che per le donne erano ancora più umilianti.




Ma, se dopo cento anni la situazione non è cambiata per gli immigrati, se non per la rotta e l’approdo, la morte di queste giovani donne non è stata vana perché la loro fine segnò uno spartiacque per altre donne che avendo vissuto la tragedia, seppur indirettamente, decidono di impegnarsi attivamente in prima persona e in gruppo per migliorare le condizioni di lavoro delle donne come la "brigata del visone" o come Frances Perkins, testimone indiretta dell’incendio che vide le operaie incastrate al piano più alto gettarsi giù dalle finestre per non morire arse vive, che divenne la prima donna Segretaria del Lavoro sotto il Presidente Roosvelt e Truman e a cui si devono le leggi in tema di sicurezza sul lavoro che furono adottate negli anni successivi.


Ester Rizzo ci accompagna in un viaggio terribile ma emozionante che ridà vita a molte di queste italiane coraggiose che chiedevano di essere ritrovate; un libro che apre una nuova realtà sulla storia delle donne che colma un silenzio su un evento dimenticato, un’opera attuale che apre spunti di riflessione per il passato ma anche per il presente.

Un ricordo che va però coltivato, custodito affinchè non sparisca, da qui l’iniziativa collegata al libro: tramite una Petizione, far dedicare a queste donne coraggiose che avevano voluto un riscatto sociale prima lasciando il proprio paese e poi conoscendo la fatica di un lavoro, le strade, le vie, le piazze in quei  paesi d’origine che avevano voluto/dovuto lasciare. Il progetto infatti fa parte delle iniziative dell’AssociazioneToponomastica Femminile che vuole restituire all’identità femminile il giusto spazio, cominciando dal dedicare alle donne i luoghi pubblici, segno tangibile della loro presenza e contributo nella società.
Un nuovo pezzo di storia quindi che viene alla luce e che merita di rimanerci al chiarore di un lampione, ai raggi di un sole che riscalda i passanti o colora le voci di bambini che giocano in piazza, una piazza intitolata ad una di quelle donne a cui sarà così dato un luogo della memoria. 

"Camicette bianche" di Ester Rizzo, Navarra editore, 2014, pagg. 128.













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