lunedì 22 maggio 2017

Arcangela Tarabotti: una monaca in difesa delle donne








Il mio incontro con Suor Arcangela Tarabotti, al secolo Elena Cassandra Tarabotti, risale a più di dieci anni fa quando mi laureai proprio su Arcangela grazie alla Professoressa Conti Odorisio, che per chi non la conoscesse è una delle maggiori studiose ed esperte di Women's Studies in Europa. 

La passione che scaturì da quell'incontro è ancora viva e non potrebbe essere diversamente visto il personaggio in questione. Mi “innamorai” di Arcangela Tarabotti per la forza delle sue parole che in alcuni suoi scritti diventa veemenza nel difendere la dignità femminile.


Arcangela Tarabotti, nasce a Venezia nel 1604 e ancora poco più che bambina viene destinata al convento dai suoi genitori probabilmente per un difetto fisico, era claudicante, oppure perché maggiore tra le sorelle in questo modo dava alla famiglia Tarabotti la possibilità di procrastinare la spesa per le doti delle altre figlie ancora più piccole di Elena, fatto sta che la pratica delle “monacazioni forzate” era una pratica molto in uso in quel tempo ed era tollerata sia dal Governo che dalla Curia.

Arcangela prese i voti ancora da adolescente e ricordando il rito di passaggio nei suoi scritti ormai da adulta ancora ne parla con un senso di disperazione per la condizione di “forzata”, un senso di oppressione che non la abbandonerà mai nel corso della sua vita, sacrificata all'interno di un monastero benedettino, quello di Sant'Anna. Suor Arcangela però ricorderà sempre anche il tradimento subito da parte dei suoi genitori che l'avevano costretta al chiuso di un chiostro a vita e nella sua opera “La semplicità ingannata” usa la metafora proprio di un uccellino che ignaro e fiducioso si libra nell'aria ma che viene invece preso in una rete e intrappolato. 


Il monastero di Sant'Anna
dove nel 1617 Elena prese i voti
diventando Suor Arcangela


Credits By Didier Descouens 
Arcangela ripercorre il suo cammino considerando gli aspetti economici e sociali che portano tante disperate nei conventi e monasteri; partendo dalla sua condizione ritrova motivazioni socio-economiche, come diremmo oggi, che riguardano l'intera società barocca veneziana. Riesce a capire e mettere in luce le ragioni che portano il Governo veneziano e i suoi cittadini ad una pratica così odiosa per le loro figlie ma anche agli occhi di Dio, infatti Arcangela sottolinea anche le responsabilità che la Chiesa, nonostante il Concilio di Trento, dimostra in questa consuetudine. 


Suor Arcangela dà così voce al suo malessere e disagio ma non solo “vendica” infatti tutte le sfortunate come lei, chi non ricorda la manzoniana monaca di Monza?, e addirittura usa gli stessi versi delle Sacre Scritture per difendere le donne, tutte, dagli attacchi misogini che all'epoca si riversavano sulle donne, tutte, in quanto tali cioè esseri inferiori nate solo per servire l'uomo.

Arcangela Tarabotti è passata alla Storia come Suor Arcangela ma lei forse si pensava solo e semplicemente Elena che voleva essere: “Una stella errante” e io ho cercato così di raccogliere la sua testimonianza di donna e portare la sua voce al di là del suo tempo...

Così per Wikidonne, il progetto di Wikipedia per diminuire il gap di genere presente nelle voci enciclopediche curato dalle utenti, storiche, accademiche, giornaliste, insegnati, scrittrici... ho curato la voce enciclopedica che la riguarda mentre il mio ultimo contributo è per il blog "Women's History Network" curato da alcune accademiche delle università inglesi che si occupano di Women's Studies: "Arcangela Tarabotti, Elena Cassandra: a feminist Venetian Republic  Nun ".




martedì 16 maggio 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #29



Giovanna d'Arco, statua in piazza delle Piramidi, Parigi.
Emmanuel Fremiet, 1874


#29 Giovanna d'Arco


Il 16 maggio del 1920 Papa Benedetto XV canonizza la pulzella d'Orleans, Giovanna d'Arco. Figura storica femminile dall'indiscusso fascino, a lei sono state dedicati libri, saggi, quadri, pièce teatrali e film.

OG vi propone questa settimana il film premio Oscar: “Giovanna d'Arco” del 1948 interpretata da Ingrid Bergman  che fu candidata come miglior attrice ma questo film vinse comunque tre Oscar: fotografia, costumi ed onorario al produttore, Walter Wanger.
Il film però più recente a lei dedicato è quello del 1999 di Luc Besson con Milla Jovovich.

Trama: Siamo in Francia durante la Guerra dei Cent'anni tra Francia e Inghilterra, i numerosi scontri contro gli inglesi mettono in serie difficoltà il popolo francese. Dalle campagne però emerge una ragazza, Giovanna, che guidata dalla fede si impone all'attenzione perfino del Re che dopo averla messa alla prova, convincendosi delle sue capacità, le affida la guida dell'esercito francese contro gli usurpatori.
Giovanna alla guida dei soldati vince lo scontro diventando un'eroina tra i soldati, il popolo e il re ma quando viene catturata dalla fazione dei borgognoni che la vendono agli inglesi, il re Carlo VII non va più in suo aiuto, perchè già in trattative di pace con gli inglesi.
Giovanna confessa che la sua forza e capacità sono riconducibili alle voci divine che sente e che la guidano, così il re stesso decide di lasciarla al suo destino e alla persecuzione dell'Inquisizione che la condannerà al rogo, dopo innumerevoli torture per farle confessare di essere una strega.
Giovanna d'Arco solo dopo la sua morte sarà riconosciuta una martire e un'eroina anche dalle generazioni successive.



Scelto perché: La pulzella d'Orlèans è una figura storica entrata ormai nel mito e nell'immaginario collettivo ma fu “solo” una delle tante donne che subirono l'Inquisizione senza che le sue indiscutibili doti militari la salvarono dal preconcetto e dall'ignoranza. E' la più nota donna finita al rogo di cui si ha memoria storica a cui nei secoli si è cercato più volte di rendere giustizia ma forse l'unica che ebbe fu quella della Chiesa che la proclamò, dopo secoli, patrona di Francia.


Titolo: Giovanna d'Arco
Titolo originale: Joan of Arc
Nazionalità: USA 
Anno: 1948
Durata: 145 min.
Regia: Victor Fleming
Cast: Ingrid Bergman,  Francis, L. Sullivan




venerdì 12 maggio 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #28


Maria Antonietta nel 1769, Joesph Ducreux.

 Credit: Wikipedia



#28 Maria Antonietta



Questa settimana ricorre l'anniversario della nascita di Olympe De Gouges, l'intellettuale che durante la Rivoluzione Francese lottò per rivendicare i diritti delle donne e per questo fu giustiziata al patibolo. OG vi propone un film che ripercorre, seppur in chiave moderna, gli avvenimenti principali di quei giorni nella sceneggiatura di Sofia Coppola e il suo “Maria Antonietta” del 2006.

La rivisitazione di questo film che unisce la visione “in costume” alla contemporaneità l'ha reso soggetto a numerose critiche ma anche ad altrettanti elogi.

Trama: Siamo nella seconda metà del 1700 e Maria Teresa, Imperatrice d'Austria, decide di dare in sposa al Delfino di Francia una delle sue figlie per instaurare un legame politico con questo paese europeo da sempre rivale dell'Impero Asburgico. La scelta ricade su Maria Antonia Giuseppa, arciduchessa d'Austria che però è abituata ad una realtà regale molto diversa da quella che la aspetta in Francia.
Una volta nel suo paese, la Francia, Maria Antonietta dovrà ben presto adattarsi ai nuovi usi e costumi del suo popolo e della sua Corte ma non senza difficoltà e visto che il suo è stato un matrimonio “di Stato” e le cose con il marito non vanno bene, il matrimonio non viene neanche consumato, Maria Antonietta si consola con gli aspetti più futili e mondani di Corte.

Gli ingenti debiti dello stato francese, impegnato a supportare la rivoluzione americana, impoveriscono la popolazione creando un forte mal contento popolare che sfocia soprattutto contro la Regina Maria Antonietta, che nel frattempo è diventata madre dell'erede al trono...la Rivoluzione è alle porte e la vita dei sovrani francesi è appesa ad un filo, anzi ad una carrozza mentre tentano di scappare e lasciare la Francia.


Scelto perché: Le donne nella storia emergono soprattutto come “merce di scambio” tra paesi che per “ragioni di Stato” combinano matrimoni per creare o rinsaldare legami dinastici e di potere politico. La vicenda tristemente nota di Maria Antonietta è da sempre emblema di queste politiche matrimoniali adottate soprattutto in epoca moderna. Il periodo della Rivoluzione francese in cui la vicenda è ambientata poi ha visto nel tempo la riscoperta anche da parte di importanti storici della presenza e del contributo delle donne che però poi alla resa dei conti sono state rilegate in ambiti privati o quelle più scomode, come fu Olympe de Gouges, giustiziate.

Titolo: "Maria Antonietta"
Titolo originale: "Marie Antoinette"
Nazionalità: USA, Fr
Anno: 2006
Durata: 125 min.
Sceneggiatura: Sophia Coppola
Regia: Sophia Coppola
Costumi: Milena Canonero
Cast: Kristen Dunst,  Judy Davis, Jason Schwartzman

mercoledì 3 maggio 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #27







#27 Il resto di niente



Eleonora de Fonseca Pimentel fu una scrittrice, poetessa, intellettuale e politica del XVIII secolo di origine portoghese, nata a Roma e vissuta poi a Napoli dove le sue origini aristocratiche non le impedirono di prendere parte più che attivamente alla nascita della Repubblica Napoletana nel 1799 insieme a illustre figure dell'intellighenzia partenopea infatti fu tra le fondatrici dell'esperienza repubblicana. Il film di questa settimana, basato sul libro di Enzo Striano, parla proprio della sua biografia ripercorsa nel film del 2004.

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nello stesso anno, il film vince il Davide di Donatello per i costumi e viene nominato per l'interpretazione femminile e miglior sceneggiatura.

Trama: Il film si basa sulla vita di Eleonora de Fonseca Pimentel che rivive la sua straordinaria vita giacobina affianco dei più importanti personaggi intellettuali della città partenopea, come il Conte Francesco Pignatelli, Domenico Cirillo, Mario Pagano, con cui darà inizio all'esperienza Repubblicana che però ha vita breve, in pochi mesi si restaura la monarchia che comincerà a darle la caccia insieme a tutti i suoi compagni e sostenitori.
Eleonora ripercorrerà così la sua esistenza e il suo personale percorso di donna colta in una Napoli di fine Settecento che non ha capito fino in fondo l'opportunità di libertà che lei e i suoi alleati erano riusciti a creare e offrire al popolo napoletano.

La cittadina Eleonora Fonseca Pimentel, che rinuncia alla sua aristocraticità in favore di un bene più grande, il bene comune che solo la Repubblica può garantire, alla fine della sua vita accetterà con dignità e coraggio, meritandosi il rispetto del suo stesso boia, la conseguenza che la libertà repubblicana garantisce al suo popolo: l' auto-determinazione dei popoli che porterà però a restaurare la monarchia, la dittatura contro cui Eleonora non ha paura di perdere la vita, senza libertà, senza Repubblica cosa altro resta? Nulla...anzi “come dicono a Napoli, il resto di niente”.


Scelto perché: In questo film si rivivono le stagioni che hanno portato un Regno alla prima esperienza moderna di Repubblica, una vicenda essenziale della Storia italiana a cui ha preso parte a pieno titolo e in prima persona una donna colta, intellettuale, fiera e decisa che fino alla fine ha portato avanti le proprie idee dando una precisa impronta all'esperienza repubblicana napoletana insieme a tutti gli altri intellettuali partenopei e che merita di essere conosciuta e ricordata nei libri di Storia e nelle pagine di cronaca repubblicana affinché si avveri quello che essa stessa sul punto di morte, salita sul patibolo pochi attimi prima di morire pronunciò in latino, sommessamente quasi come una prieghiera: Forsan et haec olim meminisse iuvabit- Forse un giorno gioverà ricordare queste cose”.


Titolo: Il resto di niente
Anno: 2004
Durata: 103 min.
Nazionalità: ITA
Regia: Antonella De Lillo
Sceneggiatura: Antonietta De Lillo, Giuseppe Rocca
Produzione: Mariella Li Sacchi, Amedeo Letizia
Costumi: Daniela Cancio
Cast: Maria de Medeiros, Rosario Sparno, Imma Villa



mercoledì 26 aprile 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #26










# 26 Sognando l'Africa


Il film di questa settimana che OG vi propone è dedicato alla scrittrice e ambientalista italiana che da più di quarant'anni vive in Kenya: Maria Boccazzi, naturalizzata keniota come Kuki Gallmann che in questi giorni è stata vittima di un attentato ed ora è ancora in ospedale dove lotta in gravi condizioni.

Il film “Sognando l'Africa” del 2000 è stato tratto proprio dalla sua biografia uscita nel 1991 che narra la giovinezza e il successivo trasferimento della scrittrice in Africa e la sua permanenza nel paese che le ha definitivamente condizionato la vita nel bene e nel male.


Trama: Maria vive a Venezia con il figlio Emanuele avuto dal precedente marito rimasto a vivere negli Stati Uniti con la nuova moglie. Una sera dopo un'uscita tra amici Maria ha un incidente d'auto e viene portata in ospedale dove conosce quello che diventerà il suo secondo marito, Paolo Gallmann con il quale dopo qualche tempo decide di realizzare un sogno comune: trasferirsi in Africa, in Kenya dove comprano un'intera tenuta. La vita non è facile agli inizi con un figlio piccolo, che verrà poi mandato a studiare in un College,  e il marito spesso lontano per lunghi periodi ma la loro vita è intensa, desiderata ed amata ma un giorno a Kuki, incinta di Paolo, viene annunciata la morte del marito in un incidente d'auto. Dopo qualche tempo Emanuele ormai cresciuto torna a vivere con la madre in Kenya insieme alla figlia di Kuki e Paolo, Sveva che nel frattempo era nata. Emanuele però dopo qualche anno morirà per il morso di un serpente velenoso.
Nonostante l'Africa le abbia dato tanto ma tolto altrettanto Kuki non se ne va anzi decide di creare un'associazione intitolata al marito e al figlio per salvaguardare l'ambiente e insegnare agli stessi kenioti le loro tradizioni , impegnandosi anche contro i bracconieri. La sua tenuta infatti diventa un riparo per gli animali presi di mira dal bracconaggio. 




Scelto perché: Kuki è una figura emblematica della volontà e determinazione femminile che nonostante sia stata provata pesantemente non rinuncia al suo sogno e alla sua “missione”, diventando un esempio che va al di là dei confini, dell'aspetto ambientale e che si chiama coraggio e forza di volontà...una donna sola contro la malavita locale e i bracconieri. Domenica scorsa mentre perlustrava la sua vasta tenuta é stata colpita da un proiettile allo stomaco. Soccorsa é ora grave ma vigile in ospedale a Nairobi. Dal suo letto d'ospedale nonostante sia grave fa sapere che non lascerà il paese per il quale ha lottato tutta la vita, con a fianco la figlia Sveva rinnova la sua volontà di continuare a combattere per la causa in cui crede.


Titolo: Sognando l'Africa
Titolo originale: I dreamed of Africa
Anno: 2000
Nazionalità: UK
Durata: 114 min.
Regia: Hugh Hudson
Sceneggiatura: Paula Milne, Susan Shilliday
Cast: Kim Basinger, Vincent Pérez, Daniel Craig



mercoledì 19 aprile 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #25




Vanessa Redgrave è Olive, suffragetta bostoniana.
credits: screenshot by Opportunità di GenereOG
in base all'art.70  Legge sulla protezione del diritto d'autore 633/41
 e successive modifiche.



#25  Le Bostoniane 



Il film di questa settimana ci porta a Boston alla fine del 1800 ispirato al romanzo di Henry James da prima pubblicato a puntate su un giornale del 1885 e l'anno seguente edito in un unico libro ma in tre volumi con il titolo “Le Bostoniane” che narra le vicende del movimento suffragista di Boston.

La trasposizione cinematografica è del 1984, la regia è di James Ivory e la co-protagonista, Vanessa Redgrave, fu nominata agli Oscar e ai Golden Globe del 1985 come miglior attrice protagonista.



Trama:

Nella Boston di fine 1800 la rivalsa del movimento femminista sui diritti delle donne è ormai una realtà che interessa tutti gli Stati membri dell'unione e a Boston è ben radicato grazie a donne facoltose che non solo sostengono la "causa" ma che partecipano anche attivamente a far conoscere e radicare il movimento con sempre più sostenitori.
Tra le nuove leve si distingue una giovane ragazza, Verina,  figlia di un guaritore, che viene subito presa nelle grazie della guida del movimento bostoniano, Olive il cui cugino in visita da New York ma proveniente dal sud tradizionalista, l'avvocato Ranson, si intromette nel rapporto tra la giovane Verina e Olive che cerca di istruirla alla causa per il voto alle donne.
Olive decide quindi di prendere le distanze dal suo aitante ma retrogrado cugino che manifesta disapprovazione per le rivendicazioni femministe, così come per la abolizione della schiavitù nel sud del paese, e i due cominciano a contendersi la giovane promessa femminista. 
Verina va a stare a casa di Olivia dove viene istruita secondo le sue raccomandazioni per fare di lei una nuova figura carismatica per il movimento in grado di scuotere l'interesse e l'azione di molti altri cittadini americani, Verina infatti è eloquente e molto graziosa e aggraziata ma per gli stessi motivi il cugino di Olive cerca invece di corteggiarla e allontanarla dalla causa femminista per sposarla.
Olive porta Verina con se' ai raduni di altre suffragiste e con lei spera di creare un movimento sempre più forte e ampio grazie all'appoggio e al confronto con altre veterane come Miss Birdseye, compagna niente meno di Susan B. Anthony, Elisabeth Cady Stanton e Lucretia Mott.
Ma Verina comincia a vacillare quando rivede il cugino di Olive che non ha smesso di cercarla e quando essa stessa confesserà ad Olivia il suo turbamento e difficoltà nell'andare avanti come se lo facesse solo perché incoraggiata dalla stessa Olivia, Verina le chiede di aiutarla a scappare dai suoi stessi sentimenti. Così la giovane femminista in erba sparisce anche perché il grande giorno è arrivato: la Conferenza al Music Hall di New York dove ha già molti proseliti e che la consacrerà una guida non solo per il movimento bostoniano ma per tutta la causa nazionale.

La sera del comizio però tra il pubblico c'è anche Mister Ranson che dopo non poche difficoltà riesce a parlare con Verina che si rende conto che probabilmente il suo amato ha ragione lei fa tutto questo solo per compiacere Olive, suo padre e tutte le altre a cui vuole bene ma lei non è così coinvolta e che quello che le diceva invece Olive che i suoi tentennamenti erano solo l'effetto della sua troppa esposizione alle critiche e ai giudizi maschili non era vero.
I due amanti allora si allontanano dal teatro nascondendosi tra la folla che stanca di aspettare l'orazione di Verina ha intanto iniziato ad abbandonare la Hall.
A questo punto quando tutto sembra perduto però prende la parola la stessa Olive che ormai si sente pronta a prendere lei le redini della rivendicazione  femminile dimostrando doti d'eloquenza perfino maggiori di quelle di Verina che infatti entusiasmano l'intero uditorio.


Scelto perché: Questo film è stato scelto per la trama ma anche perché già dal suo titolo tradisce il maschile-neutrale ancora saldamente intatto negli anni' 80 dello scorso secolo in cui a quei tempi gli Women's Studies erano appena arrivati in Italia, fu tradotto infatti in italiano come “I Bostoniani” ma è chiaro dalla trama che sarebbe stato meglio e più pertinente la traduzione di “Le Bostoniane”.
Il gruppo bostoniano di suffragette:
Olive, Verina e Miss Birdseye

credits: screenshot by Opportunità di GenereOG
in base all'art.70  Legge sulla protezione del diritto d'autore 633/41
 e successive modifiche.
La trama attraverso le vicende di Verina e Olivia rimanda alle vicende e ai personaggi reali del movimento suffragista statunitense e alla situazione storica del periodo in cui lo stesso romanzo, da cui è stato tratto, è stato scritto regalandoci una prospettiva realistica di come vivevano e agivano le appartenenti al movimento femminista del calare del XX secolo.
Olive dapprima fervida sostenitrice della rivendicazione femminile non è pronta però a scendere in prima fila ma grazie all'esperienza che fa attraverso Verina, è capace di superare i suoi stessi limiti e timori così mentre Verina invece non riesce e crolla accettando la proposta di matrimonio di Ranson, Olive invece cresce fino a sentirsi sicura di esporsi e lottare in prima fila.
A differenza del romanzo in cui l'autore esplicitamente condanna la scelta che Verina fa di lasciare il movimento per sposarsi con l'avvocato perché se ne pentirà presto, il film sembra concludersi con la sconfitta del movimento per l'abbandono di Verina il cui prossimo pentimento non è prospettato ma in realtà rilancia un messaggio più grande e cioè che il movimento femminista non ha bisogno di una voce unica ma è un' unica voce che farà sentire “il grido delle donne presenti, passate e future”.

Titolo: Le Bostoniane
Titolo Originale: The Bostonians
Nazionalità: USA\UK
Durata: 122 min.
Anno: 1984
Regia: James Ivory
Sceneggiatura: Ruth Prawer Jhabvala
Cast: Vanessa Redgrave, Madeleine Potter, Christopher Reeve



mercoledì 12 aprile 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #24








# 24  Orlando 




Per la settimana pasquale OG ha scelto il film “Orlando” dall'omonimo romanzo di Virginia Woolf. Ha ricevuto due nomination agli Oscar nel 1993, un David di Donatello come miglior attrice straniera a Tilda Swinton e il Ciak d'Oro del pubblico al Festival di Venezia.

Trama: Orlando è un bellissimo giovane alla Corte Inglese nel Seicento quando viene notato e scelto come favorito dalla regina Elisabetta I che gli lascerà una cospicua eredità per i servigi resi soprattutto amatoriali ma allo stesso tempo gli “ordina” di non invecchiare mai e così accadrà. Passano gli anni e Orlando non sembra accusare i segni del tempo, lo si ritrova innamorato di una cosacca, figlia di un ambasciatore russo, suscitando tutte le perplessità della Corte inglese soprattutto perché Orlando è già fidanzato ma la ragazza russa gli preferirà un marinaio lasciandolo disperato. Grazie alla poesia trova consolazione nonostante la natura sleale delle donne. Accetta di diventare Ambasciatore in oriente a Costantinopoli sotto Guglielmo I a metà del Settecento quando dopo un lungo sonno si sveglia e si trova donna.

Torna quindi in madrepatria come Lady Orlando ma tutti stentano a credere ad un suo spontaneo cambio di sesso mentre ora deve fare i conti con una realtà estremamente cambiata e non solo perché siamo in epoca vittoriana quanto perché la condizione femminile è molto diversa da quella a cui era abituato da uomo fatta di balli, cene e corteggiamenti a Corte. Ora deve combattere contro una situazione che pone Lady Orlando a confronto con la condizione femminile di un' Inghilterra vittoriana che alle donne lascia poca scelta soprattutto se sole e non sposate. 
Prima edizione del Romanzo "Orlando"
 di Virginia Woolf, 1928.
Credits: wikicommons
Quando rischia di perdere la sua eredità, l'amico di sempre Harry le propone di sposarsi perché a lui non importa se la splendida ragazza era stata un uomo prima e soprattutto il suo migliore amico ma Orlando fugge alla proposta di matrimonio e si ritrova alla fine dell' 800 innamorata di un giovane ribelle pronto a partire per gli Stati Uniti che le chiede di partire con lui Lady Orlando però resta e ci troviamo agli inizi del XX secolo...con un figlio, anzi figlia.Orlando è stanca ormai e torna nella sua tenuta con la figlia e sedendosi sotto il suo albero preferito, quello di sempre, chiama la figlia e insieme guardano il cielo da cui scende un essere asessuato, come lei verrebbe da pensare, un angelo a dare un senso ancor più profondo alla sua esistenza. 


Scelto perché: Questa sceneggiatura rilancia il messaggio woolferiano per cui c'è una cosa che va oltre ogni altra, oltre il tempo, la vita o la morte e a cui non interessa il genere o il sesso ed è l'amore. Orlando nel suo lungo peregrinare temporale e sessuale è testimone, per noi, dello stato delle cose attraverso il tempo e il genere di appartenenza ma solo con l'amore come può essere quello filiale, trova pieno appagamento in questa sua ricerca identitaria e lascia a noi il messaggio che l'amore va oltre ogni condizione umana di forma e tempo.

Titolo: Orlando
Anno: 1992
Nazionalità: UK
Durata: 92 min.
Regia: Sally Poter
Sceneggiatura: Sally Poter
Cast: Tilda Swinton, Quentin Crisp, Billy Zane


mercoledì 5 aprile 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #23


Christine de Pizan , 1407

Credits: Wikicommons



# 23 Christine Cristina


OG ha scelto questa settimana il film che vede il debutto alla regia di un’attrice italiana tra le più amate anche all’estero, Stefania Sandrelli che sceglie una storia poco nota e importante da rappresentare anche se non particolarmente apprezzata al suo esordio nel 2010. La protagonista del film, Cristina visse realmente per lo più in Francia da qui il suo nome francesizzato in Christine ma suo padre era veneziano, chiamato con la sua famiglia in Francia alla corte di re Carlo V  dove Cristina crescerà, in un ambiente stimolante e colto da cui trarrà tutta la conoscenza che le servirà per imporsi in un’ era buia per antonomasia, il Medioevo: fu un raggio di luce che introdusse alla rinascita prossima dell’Umanesimo.


Trama
: Il film ripercorre la vita di Christine che alla morte di suo padre, astronomo alla corte francese di Carlo V, si ritrova senza appoggi e in quanto già anche vedova si vede costretta a ridimensionare le sue aspettative di vita in un’epoca già molto difficile come poteva essere quella medioevale. Trovatasi senza aiuto e nel pieno dei conflitti per la successione, Christine è quindi costretta a lasciare la vita fino ad allora vissuta a corte e trova rifugio, insieme ai suoi figli, in periferia nella umile casa di una lavandaia e di un menestrello grazie al quale scopre mano a mano la sua vocazione letteraria. Le sue rime ricercate e fini suscitano l’interesse di alcuni letterati e intellettuali che venuti a conoscenza dell’origine di tali componimenti, apprezzando la cultura e le capacità di Cristina, la incoraggiano e aiutano, permettendo a lei e alla sua famiglia di mantenersi grazie ai suoi componimenti.


Scelto perché: Christine de Pisan è una figura eccezionale, in un’era buia che non lascia libertà alle velleità neanche a quelle dominanti, maschili Christine riesce a imporsi e a farsi apprezzare come artista e letterata diventando la prima scrittrice di professione che la Storia possa annoverare e in un’epoca come la nostra in cui le donne faticano ancora a trovare una strada equa che dia loro le giuste opportunità lavorative in grado di rispettare le loro necessità e di far esprimere i loro talenti, Christine è per noi donne un monito a non desistere e a combattere per il cambiamento, è un esempio, un grande incoraggiamento.

Titolo: Christine Cristina
Nazione: ITA
Durata: 96 min.
Anno: 2010
Regia: Stefania Sandrelli
Sceneggiatura: Giacomo Scarpelli, Furio Scarpelli, Amanda Sandrelli, Mario Tiberi
Cast: Amanda Sandrelli, Alessio Boni, Alessandro Haber, Paola Tiziana Cruciani, Blas Roca-Roy.




venerdì 31 marzo 2017

Gender Pay Day-Giornata internazionale per la parità salariale


Oggi è la giornata dedicata alla disparità salariale tra uomo e donna, Gender Pay Day. Molte e molti infatti non sanno che a parità di mansione una donna guadagna di meno.
Ricordate lo spot di qualche tempo fa in cui un'attrice sosteneva un colloquio prima vestita da donna e poi travestita da uomo e a parità di curriculum, esperienze e competenze al ragazzo veniva offerto il lavoro ad uno stipendio ritenuto invece un po' pretenzioso nel caso della donna?

Più spesso si è sentito parlare del problema del così detto "Tetto di cristallo", cioè quelle posizioni di vertice a cui le donne difficilmente accedono ma oggi si parla invece proprio di tutte quelle posizioni lavorative quotidiane, infatti la disparità riguarda proprio tutti i settori.

Vi ripropongo per questo un mio articolo di più di un anno fa, del Giugno 2016 apparso sul blog di "NoiDonne", sul problema dello sport femminile e dei rispettivi guadagni ma al di là del titolo e della tematica principale, appunto quella sportiva, la mia analisi fu ben più ampia toccando la differenza salariale guardando anche agli altri paesi europei, extra europei e d'oltreoceano e non solo nello sport.

C'è da constatare che purtroppo a differenza di quasi un anno, le cose non sono migliorate anzi non sono cambiate affatto, soprattutto per quello che riguarda il nostro paese.



Calcio e Nazionali, il gender pay- gap riguarda anche loro

E’ tempo di Europei, di calcio mercato e inevitabilmente di cifre, ma è passata inosservata la notizia che la nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti ha vinto i Mondiali e ha guadagnato una cifra milionaria ben al di sotto di quella ricevuta dai loro colleghi uomini...

Silvia S. G. Palandri



In periodo di Campionato Europeo di calcio, di calcio mercato e di relativi numeri e cifre, non ha trovato spazio, tra le reti delle squadre nazionali, la notizia che la Nazionale di calcio femminile statunitense ha ottenuto una proposta di legge arrivata fino al Senato americano con la quale richiede parità salariale con i suoi colleghi.
La Nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti infatti ha vinto i Mondiali e per questo ha ricevuto un premio di ben 2 milioni di dollari che però messo a confronto con i 30 milioni vinti dalla Nazionale tedesca nel 2014 per la stessa vittoria mondiale fa risaltare una disparità eclatante che ha portato la Nazionale di calcio femminile a protestare apertamente per questo trattamento di palese disuguaglianza. Le giocatrici stesse hanno stimato di guadagnare ben il 25% in meno rispetto ai loro colleghi.
La senatrice Patty Murray ha così deciso di supportare la loro protesta e con altri venti senatori ha presentato una risoluzione che è stata largamente approvata. La Risoluzione tuttavia non ha alcun effetto legale ma solo una valenza di pressione pubblica sugli enti governativi del calcio tanto che un altro senatore, Patrick Lealhy, ha pensato di presentare direttamente alla FIFA un’altra petizione che però è stata duramente osteggiata ritenendo più urgenti e necessarie altre questioni per il Paese. Ma questa risoluzione non è la sola proposta sull’equità salariale a giacere dimenticata, infatti anche il “Paycheck Fainess Act” che apporterebbe ulteriori garanzie alla parità retributiva a livello federale, aggiornando la “Equal Pay Act” del 1963, è per ora fermo al Senato così che è ancora in vigore la legge di epoca “kennediana”.

L’ unica legge recente approvata sull’equità salariale è stata quella del 2009, la “Lilly Ledbetter Fair Pay Act” firmata dal Presidente Obama all’inizio del suo primo mandato. Con questa legge si è voluto marcare una realtà di disequilibrio esistente tra i salari maschili e quelli femminili cercando di sancire per legge la parità salariale a parità di mansione. Questo provvedimento legislativo porta il nome della cittadina americana, Lilly Ledbetter, che una volta in pensione si è resa conto di percepire una somma inferiore ben al 40% rispetto ai suoi colleghi e che dopo una battaglia legale contro la sua ex azienda non ha visto riconosciute le sue istanze, perdendo la causa.

Sarà stato per evitare questo effetto sorpresa che in Germania, dove le donne guadagnano il 22% in meno rispetto ai colleghi, la Ministra alle politiche familiari, per gli anziani, le donne e i giovani, Manuela Schwesig ha presentato lo scorso anno un disegno di legge preliminare per risolvere il pay-gap che avrebbe dovuto dare i suoi effetti già nel 2016 se non si fosse arenato in Parlamento osteggiato dalle numerose critiche di fattibilità sia a livello economico per le aziende sia per la conseguente paura per i livelli occupazionali femminili; per alcuni infatti questa uguaglianza scoraggerebbe le aziende nell’assumere le donne.
Questa legge propone tra l’altro, come strumento di garanzia di parità salariale, la pubblicazione online degli stipendi dei relativi colleghi, non a livello nominale ma per categoria, così che ognuno può confrontare e verificare l’adeguatezza della propria remunerazione.

Nel resto d’Europa la situazione per le donne è altrettanto poco remunerativa visto la media del divario salariale che si attesta al 16.4% e dove in Spagna una donna guadagna il 17% in meno di un collega o in Francia il 15% e riceve una busta paga più leggera del 20% in Ungheria, del 30% in Estonia, del 19.4% in Finlandia e del 23.4% in Austria.

La situazione si presenta simile anche in paesi fuori dall’Unione Europea come la Svizzera dove a Febbraio scorso è stata attivata la campagna “Equal Pay Day” con l’intento di far reinserire nella programmazione legislativa 2016-2019, la legge per l’equità salariale che è sancita dall’art.8 della Costituzione Elvetica e che invece il Consiglio Nazionale ha stralciato dal Programma di Legislatura triennale.
La legge per la parità salariale tra uomini e donne prevedeva misure concrete che, a detta dei promotori della campagna, avrebbero permesso di superare lo squilibro di retribuzione che nel paese elvetico è pari al 18.4%.

In Italia la situazione non è diversa dal resto d’Europa se la stima percentuale dei salari femminili, calcolata per ore lavorative, secondo uno studio dell’Unione Europea è pari al 6.7% in meno rispetto agli stipendi maschili.
E nel Calcio? Il Calcio e tutti gli sport italici vengono regolati dal CONI e dalle sue Federazioni che ad oggi non hanno modificato le regole per le quali gli sport femminili risultano estromessi dal professionismo in base ad una legge del 1981, la n. 91 del 23 Marzo, che definisce i requisiti dell’atleta professionista, i quali sono materia esclusiva delle Federazioni. Così le donne sono e rimangono delle “dilettanti”.

L’Associazione Nazionale Atlete, ASSIST, nell’incontro annuale tenutosi a livello nazionale ha voluto rendere nota questa palese situazione di disuguaglianza e discriminazione che affligge le donne non solo sul piano economico ma che incide a livello di considerazione sociale e di valutazione prestazionale.
La protesta delle atlete è stata recepita dal ddl n. 1996 “Idem-Fedeli” del 2015 per volontà della Vice-Presidente del Senato Valeria Fedeli e della Senatrice Josefa Idem e che volge al pieno riconoscimento professionale delle atlete italiane.
Il ddl “Modifiche alla Legge 23 marzo 1981 n. 91, per la promozione dell’equilibrio di genere nei rapporti tra società e sportivi professionisti” è stato presentato nel Luglio dello scorso anno e dopo la lettura in Senato, seguita alla presentazione, è a tutt’oggi in attesa di discussione.

La FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio, da parte sua sta tentando una riabilitazione del ruolo e delle abilità femminili. Di fatto i club di calcio femminile rientrano nella Lega Nazionale Dilettanti, LDN, tuttavia per la stagione 2015-2016 le società professionistiche di Serie A e Serie B maschili sono tenute a tesserare almeno 20 ragazze under 21 per aumentare la possibilità che le donne possano competere nelle varie categorie a seconda dell’età. Si è inoltre data la possibilità di cedere il titolo sportivo per invogliare i club professionisti ad interessarsi al calcio femminile anche nei livelli più avanzati.
Questi accorgimenti sono stati previsti nell’ambito delle Linee Programmatiche per lo Sviluppo del Calcio Femminile. Nel frattempo, forse anche grazie a queste decisioni, come primo effetto, c’è stato un contratto di sponsorizzazione per una centrocampista, Aurora Galli, con una nota marca di scarpe e prodotti sportivi italiana che per la prima volta ha scelto come sponsor una calciatrice.

Un assist favorevole dalla FIGC quindi al Calcio Femminile che dovrebbe dare i suoi risultati nel tempo ma che può portare a vincere la partita più importante, quella della parità in ogni campo, economico e professionale.


| 27 Giugno 2016



lunedì 27 marzo 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #22




  
Il bacio di una morta #22


Questa settimana OG vi consiglia per la ormai consolidata rubrica di "Un film a settimana di una donna per un anno" nell'ambito dell' iniziativa statunitense  di #52FilmsbyWomen, un film italiano che si basa su un racconto thriller dell'Ottocento, scritto da una scrittrice poco conosciuta ma all'epoca molto amata: Carolina Invernizio a cui OG ha spesso dedicato molti post. Il film è degli anni '70 in cui effettivamente la tv riscoprì queste opere in vari serial e anche il cinema che sviluppava allora il gusto per l'horror e il thriller approfittò delle opere di questa scrittrice "Mary Shelley sconosciuta" alla nostra epoca.

Trama:
Andrea innamorato di Clara dopo essere stato rifiutato da quest'ultima sposatasi con un nobile della città torna da lei ma scopre che è morta. Al cimitero corrompe il custode pur di dire addio un'ultima volta all'amata ma avvicinatosi al cadavere e avendolo baciato si accorge che il cadavere è in realtà caldo...Clara era stata sepolta viva! Fatto arrivare un frate che la rimette in forza e dopo giorni a letto per recuperare, Clara finalmente trova la forza per dire ad Andrea tutta la verità ma non chi ha tentato di ucciderla.
Andrea apprende dai racconti di Clara di essere suo fratello, motivo per il quale era stato allontanato da Clara come pretendente ma non aveva potuto rivelarglielo prima per una promessa fatta al padre sul letto di morte che salvaguardava il nome della famiglia.
I due fratelli si spostano a Parigi dove il marito di Clara si era sistemato con una cantante di locali parigini, avida e interessata solo al patrimonio del nobile italiano che infatti comincia ad avere problemi economici. A Parigi Clara intanto cerca di recuperare sua figlia rimasta con il marito e ritenuta in pericolo di vita.

Quando Andrea recupera il coraggio per affrontare il cognato, ritenuto il colpevole, e prendersi la figlia di Clara anche il marito di Clara si rende conto della situazione e senza sapere che la moglie è viva acconsente a lasciare allo zio la bambina che viene ricondotta alla madre.
Ma Clara viene spiata dall'amante del marito, responsabile già del primo tentato omicidio, che la riconosce così viene rapita  nuovamente per essere uccisa questa volta senza errori, così il marito avrebbe ereditato tutti i suoi beni. Mentre Clara viene rinchiusa con gli aguzzini in un capanno dove però accorre Andrea a salvarla, la cantante accusa il suo amante, il marito di Clara, dell'omicidio di questa. I due vengono arrestati ed estradati in Italia ma durante il processo Clara si fa viva e scagiona il marito, all'oscuro delle macchinazioni dell'amante che invece viene arrestata e condannata con i suoi complici.
La famiglia si riunisce ed anche Andrea può cominciare una nuova vita con una compagna anche per lui.


Scelto perché: al di là dell'impostazione ottocentesca le opere di Invernizio sono davvero dei capolavori che andrebbero riscoperti ed apprezzati. Questa Agatha Christie italiana da pochi conosciuta andrebbe rieditata e promossa come merita.

Titolo: Il bacio di una morta
Nazionalità: ITA
Durata: 95 min.
Anno: 1974
Sceneggiatura: Tatiana Pavoni, Gastone Ramazzotti, Carlo Infascelli, Adriano Bolzoni
Regia: Carlo Infascelli
Cast: Silvia Dionisio, Orso Maria Guerrini, Peter Lee Lawrence,Karin Schubert



lunedì 20 marzo 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #21




Vivian Maier riflessa in un autoscatto.
Alla mostra del Museo di Roma in Trastevere.



Alla ricerca di Vivian Maier #21


Si è inaugurata la scorsa settimana a Roma la mostra "Vivian Maier: Una fotografa ritrovata", una fotografa ritenuta la più talentuosa del secolo scorso eppure fino a qualche anno fa era una perfetta sconosciuta, morta in povertà e senza familiari.

La sua storia è tanto incredibile quanto le sue fotografie e il film che OG vi suggerisce per questa settimana è il documentario che racconta la sua vita tramite le testimonianze dei bambini che l’hanno conosciuta e del ragazzo, appassionato di fotografia, che ha ritrovato le foto che hanno emozionato il mondo e sono diventate la chiave di accesso per conoscere la nostra società del secolo scorso e la vita di questa donna “comune”.

Trama:
Il documentario ripercorre le tappe della protagonista tramite le sue foto e le testimonianze di chi l’ha conosciuta. Chi si cela dietro quelle bellissime foto? Chi e perché ha ritratto tanti volti di bambini e bambine? Perché nessuno ne ha mai sentito parlare? Un’affascinante viaggio che parte dal ritrovamento fortuito di una cassa di foto e rullini e dalla bravura di un ragazzo che da lì è partito per ricostruire la storia di una donna con un talento inaspettato e dalle mille sfaccettature private che nonostante le interviste ai protagonisti che le hanno vissuto accanto mettono solo in luce una figura contraddittoria. Restano però le sue foto e questa storia straordinaria: un recupero di robivecchi, la curiosità di un ragazzo e la sua bravura nello svelare l’autrice delle opere d’arte che ha una storia personale difficile da inquadrare ma che fa di lei, insieme alla sua arte, la fotografa mondiale più ricercata degli ultimi anni.  

 Scelto perché: La scoperta della più grande fotografa del secolo scorso avvenuta casualmente e che riporta alla luce un’esistenza travagliata e contraddittoria di una donna vissuta onestamente ma difficilmente nella Chicago anni ’50 da straniera, forse scappata alle leggi razziali merita senz’altro la nostra attenzione.


Titolo: Alla ricerca di Vivian Maier
Titolo originale: Finding Vivian Maier
Anno: 2014
Nazionalità: USA
Durata: 84min.
Regia: Charlie Siskel
Cast: John Maloof, Mary Ellen Mark, Phil Donahue, Vivian Maier




venerdì 17 marzo 2017

Un film di una donna a settimana per un anno? #20




Mary Shelley,
autrice di "Frankenstein o il Prometeo della notte"

Credits: Wikicommons


#20 Frankenstein di Mary Shelley



Il film che OG vi suggerisce per questa settimana fu pubblicato per la prima volta in questo mese, l’11 marzo del 1818 da una giovane scrittrice neanche ventenne che però con questa sua opera cambierà per sempre la concezione del genere letterario aprendo infatti la strada al genere fantasy- horror con “Frankenstein o il Prometeo della notte” di Mary Shelley.
Il film di questa settimana infatti si ispira proprio alla prima versione di quello che ormai è un classico anche se più volte rivisitato: “Frankenstein di Mary Shelley”. Nonostante l’esplicito richiamo al romanzo originale di Mary Shelley ci sono delle differenze ma la storia rimane nel suo divenire la più attinente all’opera originaria tranne forse il rimando alla morte della mamma di Victor per parto che nel romanzo è data invece dalla scarlattina presa dalla figliastra Elisabeth, forse questo cambiamento è stato fatto per rendere omaggio alla vera storia dell’autrice la cui madre, la filosofa proto femminista Mary Wollstonecraft morì di parto pochi giorni dopo averla messa al mondo.

Trama: Victor Frankenstein dopo la morte prematura di sua madre sviluppa un’ossessione per la vita e per la scienza e cercherà di combinare a livello medico queste sue aspirazioni. Studierà medicina e seguirà quegli scienziati che iniziano a parlare di riportare i cadaveri in vita e così vorrà poi lui stesso provare l’esperimento. Assemblando pezzi di corpi recuperati dagli obitori e dai cimiteri darà vita ad un essere che lui stesso però rinnegherà e che sentendosi rifiutato cercherà approvazione in altri luoghi ma vedendosi sempre mal voluto alla fine deciderà di far pagare al suo creatore la colpa di averlo messo al mondo in una forma così riprovevole. 

Inizia a dargli la caccia e mano a mano ammazzerà i suoi famigliari come William, il fratello più piccolo e quando finalmente riuscirà a parlare con Victor e questo accetterà di dargli una compagna che lo possa amare ed accettare si placherà. Ma Victor ci ripensa e la Creatura allora uccide la moglie, l’adorata, Elisabeth a questo punto Victor stesso decide di annientare la sua stessa creatura che scappa fino al Polo Nord dove in realtà inizia il film quando Victor viene ripescato dal capitano di una nave a cui inizia a raccontare questa incredibile avventura. La Creatura che nel frattempo sopraggiunge trovando il suo creatore morto decide di darsi fuoco e di morire con “suo padre” tra le braccia mentre la nave si allontana tra i ghiacci.


Scelto perché: Questo racconto è ormai un classico della letteratura molto amato e noto ma di cui spesso non si conosce la versione originale e non si sa o si sa poco dell’autrice che con questo romanzo aprì la strada ad un nuovo genere letterario.



Titolo: Frankenstein di Mary Shelley
Titolo originale: Mary Shelly's Frankenstein
Nazionalità: UK, Giappone, USA
Durata: 123 min.
Anno: 1994
Regia: Kenneth Branagh
Cast: Kenneth Branagh, Robert De Niro, Helena Bonham Carter